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domenica 10 febbraio 2013

La Preistoria nel Lazio; dal Neanderthal all'Homo (by E. Spinapolice)


Cicero in Rome ospita: 
la dott.ssa Enza Spinapolice* 

che ci racconta
La Preistoria nel Lazio; dal Neanderthal all'Homo

Sono un’archeologa, e, come succede a molti dei miei colleghi, quando faccio questa semplice affermazione e dichiaro di vivere a Roma, mi si risponde: ah, certo, è proprio il posto giusto! I fori il Colosseo, Villa Adriana…ne avrai di lavoro!
In realtà io però sono un’archeologa del Paleolitico, e la cosa più divertente, è che, per quanto riguarda Roma e dintorni, è verissimo che si tratta di un territorio eccezionalmente ricco. Molte centinaia di migliaia di anni prima che i nostri amici antichi Romani spadroneggiassero sui sette colli, la zona di Roma era densamente abitata.

Il Lazio è infatti una delle regioni più ricche di fossili umani e di siti paleolitici in Italia. Roma è anche la sede dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana, una delle più antiche istituzioni in Europa che si occupa di ricerche in questo campo.

Ricostruzione di un Neanderthal a confronto con una bambina Sapiens (noi!)

In particolare, l’Uomo di Neanderthal ha lasciato in Lazio molte tracce del suo passaggio, sotto forma di siti paleolitici e fossili.
Attraverso lo scavo e lo studio dei materiali rinvenuti nei siti, noi archeologi possiamo ricostruire i modi di vita di questi cacciatori del Paleolitico.

ricostruzione del territorio di Roma  durante la preistoria

I Neanderthal, come tutti i nostri antenati prima del Neolitico, erano cacciatori raccoglitori. Questo vuol dire che non erano sedentari e si spostavano sul territorio in piccoli gruppi (10-20 persone), seguendo le risorse necessarie, come la selvaggina, le piante, le materie prime per fabbricare strumenti, o l’acqua.
I siti erano quindi temporanei, potevano essere costituiti da capanne, oppure da grotte. Molto spesso i siti più comodi o più vicini a risorse importanti erano riutilizzati, mese dopo mese, stagione dopo stagione, e se siamo stati fortunati, questi accumuli di manufatti ed altri elementi legati all'attività umana, si sono conservati fino a noi, ed oggi possiamo studiarli.

Ricostruzione di un Neanderthal (il colore degli occhi e dei capelli è indicativo ovviamente!)

L’analisi dei dati provenienti dai siti, ci da informazioni, quando possibile, sulle attività che si svolgevano nel sito. Purtroppo ogni traccia organica è scomparsa col tempo, ma l’analisi della distribuzione dei reperti si rivela molto spesso uno strumento utile in questo senso.
I materiali più comuni in un sito Paleolitico sono i manufatti litici e le ossa animali.


un esempio di scavo archeologico preistorico con grande densità di manufatti litici e  resti ossei animali 

Esempio  di scavo preistorico 

I manufatti di pietra, essendo praticamente indistruttibili, sono una fonte inesauribile  di informazioni. Prima dell’invenzione dell’uso dei metalli, la maggior parte delle attività quotidiane venivano svolte con tali strumenti, la cui fabbricazione seguiva regole ben precise, e ripetitive. Studiare questi materiali ci da’ spesso un’idea specifica delle attività svolte, come la lavorazione della pelle o del legno, la fabbricazione degli strumenti sul posto, la caccia e la macellazione delle prede.
In effetti, l’altra grande categoria di reperti caratteristica di un sito paleolitico, sono le ossa animali. Spesso i neandertaliani riportavano le prede sul sito, e le macellavano e consumavano lì. Altre volte, le macellavano sul luogo dove erano uccise e ne portavano sul sito solo le parti da consumare.

Disegni degli strumenti di pietra che utilizzavano i Neandethal 


Studiando i resti delle ossa animali, sappiamo quindi che tipo di prede cacciavano, quali parti preferivano consumare, e se eventualmente usavano le ossa e le corna per altri scopi, per ricavarne strumenti o combustibile per il fuoco.

Alcuni esempi di ricostruzioni di siti abitativi (??!!) dei Neanderthal

Alcuni esempi di ricostruzioni di siti abitativi (??!!) dei Neanderthal

Ad oggi, a differenza degli Homo sapiens, le testimonianze di attività artistiche o simboliche dei neandertaliani sono molto scarse, tanto che molto studiosi li considerano “incapaci” di un pensiero astratto. Ma il dibattito sull'argomento è in questo momento molto acceso, e la situazione potrebbe cambiare da un momento all'altro   
I neandertaliani hanno occupato il Lazio per circa 200.000 anni, prima di scomparire e lasciare i territori agli Homo sapiens, la nostra specie, intorno ai 35.000 anni fa.

Neanderthal a Caccia

La scomparsa dei Neandertaliani è uno degli argomenti più controversi ed interessanti della nostra evoluzione. Dall'anno scorso, sappiamo che in noi sapiens, circa il 4% del DNA in media ha un’origine neandertaliana, e quindi delle relazioni anche intime J tra le due specie sono molto probabili (a quanto pare il luogo del “fattaccio” sarebbe il Vicino Oriente). Sta di fatto però, che nonostante sia stato detto che un neandertaliano in giacca e cravatta passerebbe inosservato nella metropolitana di New York, questa specie umana è estinta, e noi conserviamo l’aspetto dei nostri antenati Homo sapiens, che uscirono dall’Africa e conquistarono il mondo.

Ma questa è un’altra storia.....


Enza Spinapolice 



* Enza Spinapolice attualmente ricercatore presso l'istituto Max Planck in Germania, si occupa di Paleolitico Medio e Superiore. Le sue tesi di Laurea e Dottorato hanno esplorato il mondo dei Neandethal che vivevano nel Lazio e in Sud Italia.

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