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domenica 27 ottobre 2013

Cicero in Rome presenta....Dove Nasce il Mito dell'Ottobrata Romana?

Ormai persino le più blasonate guide della città eterna celebrano il mito dell'Ottobrata Romana....
Ma quando è iniziata questa leggiadra tradizione delle gite e delle cene all'aria aperta e fuori porta?
Oggi siamo abituati all'idea che durante le belle domeniche di Ottobre, dove a Roma spesso la temperatura raggiunge anche i 27 gradi, si possano fare pic-nic, scampagnate, passeggiate a piedi o in bici e andare nelle più note località "fuori porta" dei nostri tempi, ai Castelli magari per farsi una ricca mangiata e una bella bevuta di vino, cantando stornelli e canzoncine PoP!
Ebbene, tutto ciò non lo abbiamo inventato noi, ma è un'abitudine molto antica tramandata dal nostro essere semplicemente romani.

Acquerello inizio 1800

Cerchiamo di fare un po di ordine:
E' impossibile sapere esattamente a quando affondano le radici di questa tradizione, ma sappiamo con certezza da alcune fonti storiche (vedi bibliografia) che già dal 17° secolo, il Giovedì e la Domenica (giorni di libertà anche per chi era a servizio presso le famiglie aristocratiche), dopo aver preparato l'occorrente per la scampagnata ci si muoveva a piedi, a cavallo o in carrozza in base alla possibilità per raggiungere parchi, giardini o località che all'epoca si consideravano "fuori porta" appunto.
Tra le località più gettonate vi erano Monte Testaccio, i campi limitrofi a Ponte Milvio, le vigne di San Giovanni,  Monte Verde e Monte Mario.

Quartiere Testaccio - foto di fine 800

Ovviamente parliamo di una Roma lontanissima dalla visione che tutti abbiamo oggi; le stime demografiche dicono che tra il 1600 e il 1700 vivevano a Roma circa 150.000 abitanti, assai pochi quindi rispetto all'estensione della città che era più o meno simile a quella odierna.
Gli immensi spazi verdi, vigne e terre recintate, piuttosto che giardini murati e terre abbandonate o lasciate al pascolo trovavano larghi spazi, non solo per attività legate all'agricoltura e alla pastorizia ma anche per la tendenza festaiola tipica romana che ci portiamo dietro da secoli e secoli.

La campagna romana in un dipinto di Corrodi del 1870

Pensate che la fama di queste gite fuoriporta si era addirittura diffusa non solo in tutta Italia, ma ovviamente anche oltralpe, raggiungendo viaggiatori illustri del tempo, filosofi, osservatori e curiosi noti o meno noti che durante i secoli ci hanno descritto cosa accadeva durante queste giornate speciali.
Giacomo Casanova, ad esempio, racconta di aver vissuto una giornata bellissima che come unico difetto aveva la brevità del percorso in carrozzella che a suo avviso, doveva essere più lungo per avere più tempo come dire.....per "conoscere" meglio le fanciulle in sua compagnia!
Un viaggiatore riferisce nei suoi diari che il vino sgorgava a fiumi dalle fontane, si beveva e ballava fino all'alba e che l'atmosfera era allegra e felice. 

foto scattata durante la sagra dell'uva a Marino 2012

Se leggendo le ultime righe avete pensato alla sagra dell'uva che si svolge in varie località dei Castelli romani, non siete anomali, no! 
Le sagre dell'Uva e quindi del Vino fanno parte dell'eredità culturale che ci portiamo dietro, legata alla fine della Vendemmia e della Bella Stagione.  
E' inutile illudersi; per quanto si voglia trovare un lato romantico e mistico alle festività, sono veramente tutte collegate alla vita rurale e al ciclo delle stagioni....Tutte dalla nascita di Gesù a Halloween, passando per ferragosto! 
Non ci restate male, perchè in realtà è molto più interessante osservare noi stessi e le nostre invenzioni culturali e sociali consapevoli di chi siamo e da dove veniamo, piuttosto che prendere tutto come un pacchetto prestabilito su cui non possiamo cambiare nulla.
Ma torniamo alle nostre ottobrate....

Il Saltarello, dipinto di Pinelli

A proposito di Bacco, c'è da dire per amore del vero che a loro volta la tradizione delle sagre e delle gite fuori porta per mangiare, bere e danzare viene dai Baccanali, un'antica festività romana. E a dirla tutta potremmo andare ancora più indietro nel tempo ....ma non lo faremo; per questa volta! :)

Giggi Zanazzo - Foto

Abbacchio alla Scottadito 
Giggi Zanazzo, poeta ottocentesco e amante delle feste e della bella vita, non mancò di descrivere con dovizia di particolari le gite a cui partecipava, con tanto di menù e descrizioni dei balli e dei canti.
Grazie ai suoi diari (che bella abitudine che era tenerne uno...peccato che ormai si stia perdendo!), noi oggi sappiamo che tra le pietanze più gettonate almeno nel suo secolo, vi erano gli Gnocchi (di giovedì come ti puoi sbagliare?) e i rigatoni col sugo di Trippa o Pajata (intestino tenue del vitello da latte) . Come secondi svettava l'abbacchio alla scottadito e/o una bella scarpetta con la Trippa al sugo.

Vino a fiumi e come ballo preferito il "saltarello" accompagnato da musici, strimpellatori, "gnacchere" (le nacchere per intenderci che non sono assolutamente solo spagnole!) e gli eterni tamburelli .
Sappiamo anche, grazie al poeta e ad altri partecipanti, che 
si svolgevano gare di canzoni che di solito iniziavano citando un fiore e una situazione particolare di corteggiamento per esempio, a cui un secondo cantante rispondeva continuando la frase e montando una sorta di scenetta.

Capolavoro di Bloch "in un Osteria romana" 1866
L'inizio tipico era:
"Fior de Lino.....la più bella è vicino al Vetturinooooo ecc."
Di seguito la risposta dipendeva dalla disponibilità della ragazza e dalla voglia che si aveva a tenere il gioco canoro.
Se in questo momento vi sembra di ricordare qualcosa di familiare, siete sulla strada giusta!


Litografia ottocentesca del Saltarello

Fino agli anni 80 del nostro secolo, artisti del calibro di Claudio Villa e Gabriella Ferri portavano questa tradizione romanesca in vita e all'ennesima potenza.
Se volete rivivere pochi minuti di quell'atmosfera vi consiglio di ascoltare il video sotto riportato.....


                           

N.B. il Video è stato disattivato dall'Archivio Rai, può essere visionato sul loro canale You tube al seguente Link (ci scusiamo per il disagio assolutamente INUTILE!) 

Una delle immagini più diffuse tra i dipinti e le litografie dal 1500 al 1800 delle "Carrette" che partivano per la gita dell'ottobrata è il carro classico a "botticella", con 2 o 4 cavalli sul quale compaiono sempre 8 ragazze vestite a festa nella carrozza e un vetturino con accanto una nona ragazza. Sempre c'è una fanciulla che rende l'idea del Ballo, di solito con un movimento di un nastro o di uno scialle e ce ne è una che suona il tamburello. Questa rappresentazione era quella canonica (cioè standardizzata) che esprimeva un concetto base fondamentale degno di una pubblicità moderna: alle gite fuori porta durante l'ottobrata romana ci si diverte, si balla, si canta e ci sono tante donne predisposte all'allegria...diciamo così!

Pinelli fine 800



Foto di carretto con botti di vino
Pare, che anche durante la strada del ritorno si procedesse Cantando, Ballando e facendo a gara di stornelli con i vari gruppi di persone che si incontravano per strada.
Ma non solo...le proverbiali gare tra i carri e le carrozze trainati da cavalli indiavolati che si svolgevano al ritorno erano fonte di paure e preoccupazioni per tutti coloro che si muovevano a piedi e al buio.
La Polizia del tempo controllava le zone interessate, non dimentichiamo che fino alla seconda metà dell'800 la città era completamente al buio e la situazione poteva facilmente diventare pericolosa tra i fumi dell'alcol e le tenebre, tanto che spesso ci scappava il morto, magari per una rissa nata per stupidi motivi di gelosia o battute sconce fatte alla donna sbagliata.
Ad ogni modo le "zone calde" e le vie limitrofe venivano controllate fino a tarda notte, con poca efficacia a dirla tutta!
Le fonti storiche ottocentesche sono molte e naturalmente a fine 800 iniziamo ad avere anche le prime fotografie di questi eventi festaioli, che nonostante tutto rimanevano abbastanza fedeli alle versioni originali!


Caricatura della Polizia (fine 800)

Dall' "Almanacco curioso, burlesco e di divertimento dell'anno 1860" sappiamo che addirittura si facevano delle interviste il giorno dopo ai reduci della scampagnata per sentire quali marachelle avevano combinato. E così abbiamo potuto apprendere che alcune mogli spostavano il letto ai mariti, che li facevano dormire sui tavoli o mariti che facevano i burloni con le signorine disponibili e le loro mogli cercavano un passaggio in "Carretta" dal primo che passava....

Incisione del Pinelli

Foto di una "fraschetta" tipica osteria romana dei Castelli (2012)

Insomma cose che accadono ancora oggi, no?  . ....La magia della Storia è anche questa! 




Bibliografia di Base:
Staccioli Paola, 1997 Feste romane
Teodonio Marcello, 1995 Il Calendario del Belli
Verdone Mario, 1993 Feste e Spettacoli a Roma
Zanazzo Giggi, 1907-1910 Tradizioni popolari romane Vol 1 e 2
http://it.wikipedia.org/wiki/Demografia_di_Roma

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